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1° classificata – Sezione Ragazzi

Alessandro Riverso – Busto Arsizio (VA)

NON CHIUDETE LE PORTE

 

 

 

 

 

NON CHIUDETE LE PORTE

 

Strade polverose seminate di ricordi

Se cammino abbastanza

Dimenticherò?

Il mare ci accoglie ma non è benevolo

La barca, sembra stia affondando

Basta un’onda a farci cadere

Arriveremo alla costa?

La vita corre su una lama di coltello

La nostra vita è il viaggio

Non trasformatela in morte:

Non chiudete le porte.

Alla fine anche il mondo è un girovago

Alla fine l’universo è un viaggiatore

L’uomo è in cammino

Da milioni di anni.

Migrare.

Coi passi misuro la superficie della mia anima

La carta geografica è il mio vestito

Sono un ramingo.

Linee di tempesta venano il cielo

La strada è la mia sola famiglia

Dormo poggiato su un materasso di sabbia

Nomade.

Non chiudete le porte,

Perché la vita passa da uno spiraglio di luce,

Perché siamo erranti e migriamo

Non chiudete le porte.

 

 

 

 

 

"Le domande che costituiscono le prime due strofe ci introducono prepotenti nel dramma dell'emigrazione, e ci danno la misura della profonda sofferenza che accompagna il distacco, dei rischi mortali della traversata, ma al tempo stesso della irrinunciabile speranza nell'approdo in una terra sicura.

E' vero che l'uomo migra da milioni di anni, come ricorda il poeta, migra per i più svariati motivi, migra per una sua libera scelta, ma può anche non avere scelta ed essere costretto a migrare.

"La nostra vita è il viaggio" : non c'è possibilità di vita dunque nel paese d'origine; se si vuole vivere, si deve partire, se si vuole vivere, si deve sperare nell'accoglienza e nella generosità di altri, a cui il poeta ripetutamente si rivolge, quasi in una supplica: "non chiudete le porte", perché la "vita passa da uno spiraglio di luce".

                  Una bella immagine questa, come altre che il testo poetico riesce a farci "vedere", nell'immediatezza dei versi puliti e incisivi:

               strade polverose, mari infidi, cieli tempestosi, notti solitarie tra le sabbie del deserto, brandelli di abiti che denunciano miseramente

le peripezie di un "ramingo".

 

 

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