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sui nomi dei film potete accedere alla locandina con informazioni più
dettagliate e a una raccolta di critiche dalla stampa italiana. Tale servizio
è offerto dal sito Film&Chips che si ringrazia per la collaborazione.
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Ti amerò sempre
Francia, Germania 2008 - 115' - di Philippe Claudel– con con Kristin Scott Thomas,
Elsa Zylberstein, Serge Hazanavicius, Frédéric Pierrot
Giovedì 19 marzo 2009
Scontati 15 anni per il peggiore dei delitti (lo scopriremo brutalmente
a un colloquio di lavoro), la sorella maggiore (Kristin Scott Thomas) va a stare dalla
minore che lasciò adolescente e ora vive con la famiglia in Lorena: marito diffidente,
suocero muto e bimbe adottate in Vietnam. La prima è rigida, impermeabile, verticale
(usa i tacchi): una pietra scolpita e provata dal destino. L’altra è tutta movimento, nevrosi,
slanci orizzontali. I due iceberg umani andranno verso una lenta deriva parallela
e si scioglieranno fino alla complicità. Kristin Scott Thomas è assolutamente straordinaria,
ma Elsa Zylberstein è un’egregia comprimaria. Lo scrittore Philippe Claudel (Le
anime grigie) debutta nel cinema con una meditazione tragico-simbolica sul tema della
espiazione e della redenzione, architettata in tutte le sue pause, sfumature, segreti, nodi.
Sullo sfondo del legame centrale tra le due sorelle si svolgono altri avvenimenti non del
tutto periferici: colloqui di lavoro alla ricerca di un difficile reinserimento, incontri con
uomini variamente delusi dalla vita, feste con amici intellettuali fragili e dediti all’alcol,
la visita alla figura della madre senza più memoria nella cui condanna si ribalta quella
della figlia mai perdonata.
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Solo un padre
Italia 2008 - 93’ - di Luca Lucini - con Luca Argentero, Diane Fleri,
Fabio Troiano, Anna Foglietta
Giovedì 26 marzo 2009
Rimasto vedovo di Claudia Pandolfi, morta di parto, il dermatologo
Luca Argentero alleva con dedizione la neonata ‘fagiolino’. Il suo presente è tormentato
da notti insonni, bisogno di corse all’aperto, amici e colleghi disposti a una serata
a base di pasta condita con partite di videogame (Silent Hill) e da una corteggiatrice
molesta con gatto maldestro/molesto. Il destino e la sceneggiatura suggeriscono cosa
gli riserva il futuro, facendogli incontrare (nel miglior stile Rohmer) la graziosa Diane
Fleri, che per studio mappa il cervello e che gli sta vicino in veste di baby sitter. Cosa siaaccaduto in passato, prima e durante il concepimento, è la sorpresa che fa decollare il
film infondendogli delicatezza drammatica, dopo un garbato percorso da commedia.
Dirige con leggerezza profonda Luca Lucini, già regista di Tre metri sopra il cielo e
L’uomo perfetto, con una ottima fotografia che gioca con il fuori fuoco e ritrae una
Torino sospesa e fragile. Luca Argentero conferma il proprio talento già evidenziato
in Saturno Contro.
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Vuoti a rendere
Repubblica Ceca, Gran Bretagna 2007 - 103' – di Jan Sverák – con Zdenek Sverák, Daniela Kolárová,
Tatiana Vilhelmová, Robin Soudek
Giovedì 16 aprile 2009
Un 65enne (Zdenek Sverak, padre del regista) abbandona l’insegnamento
dopo aver strizzato acqua sporca in testa a un ragazzo petulante. Fuori sintonia
rispetto al tempo presente, non è più felice. Un tic al collo ne segnala il sintomatico
disagio. Sogna erotici vagoni di treno (soffusi di atmosfera felliniana) mentre la moglie
soffre, in disparte, del crollo del suo desiderio. L’anziano non si rassegna: fallisce
come pony express (in bici!), ma si realizza ritirando bottiglie vuote allo sportello di
un supermercato. Ha una collega (di scuola) amante sposata, una figlia abbandonata da
ri-accoppiare, due colleghi di età diversa a caccia di donne. Ma è in arrivo un’odiosa
macchina automatica che lo rimpiazzerà. Misteriose tacche sul corpo di una giovane
cliente del supermarket offrono uno delle trovate più ispirate di questa garbata commedia.
Il film di Sverak figlio (già autore di Kolya) annovera dialoghi ben scritti, una
sottile ingenuità naif, comicità mai banale, leggera commozione, location azzeccate
(una Praga non turistica) e un gran finale in mongolfiera. Il film ha battuto ogni record
d’incasso nella Repubblica Ceca.
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The Millionaire
Gran Bretagna, Usa 2008 - 120' – di Danny Boyle – con Dev Patel, Freida Pinto,
Madhur Mittal, Anil Kapoor
Giovedì 23 aprile 2009
L’inglese Danny Boyle (Trainspotting, The Beach, 28 giorni dopo),
con la solita inventiva visiva (montaggio sincopato, inclinazioni oblique, colori sgargianti,
interazione immagione/suono,…), è il regista di The Milllonaire. Si narra della
versione indiana del quiz Chi vuol essere milionario in cui il ragazzo protagonista
del film (Dev Patel) risponde a tutte le (facili) domande dando la scalata a 20 milioni
di rupie. La polizia lo crede un truffatore, ma i flashback ne ripercorrono l’infanzia
tormentata, segnata da episodi in cui ha appreso le risposte. Un colpo di fortuna e un
colpo do scena (la ‘telefonata a casa’) lo rendono ricco nel montepremi e – soprattutto
– in amore. Perché lui, disprezzato portatore di tè, ha partecipato solo per ritrovare
colei che ama fin da bambino, divenuta la donna del truce boss che ha ingaggiato il fratello
perduto. “C’è di tutto: Dickens, melodramma, Destino, spari, baci rubati, povertà,
strepitosi baby attori improvvisati, cricket, lotte di religione e I tre moschettieri. Boyle
agita bene ingenuità e picchi tragici, poi si abbandona al cinema stile Bollywood: sdolcinate
immagini da karaoke per scene madri che figliano passione. Nella stazione di
<Baciami>.” (Alessio Guzzano, City). Otto premi Oscar vinti.
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Un matrimonio all'inglese
Gran Bretagna 2008 - 95' - di Stephan Elliott - con Jessica Biel, Colin Firth,
Kristin Scott Thomas, Ben Barnes
Giovedì 30 aprile 2009
Da una commedia (Easy Virtue, 1924) del grande commediografo
inglese Noel Coward deriva Un matrimonio all’inglese, arguta variazione
sul tema del rapporto complesso e ‘affilato’ tra suocere e nuore e tra Inghilterra e Stati
Uniti, Il testo di Coward condensa e sprigiona dialoghi/duello, fatal romanticismo,
magioni e ambienti raffinati, sottili ipocrisie in declino. Del testo esiste anche una
versione del periodo del cinema muto, diretta da Alfred Hitchcock. Stephen Elliot,
già regista di Priscilla, la ritocca e la rivisita con ritmo, foga caustica e luccicante
messainscena (geniali riflessi negli specchi e persino in una palla da biliardo, curiose
inclinazioni e angolazioni della mdp, veloci movimenti di mdp). Il giovane Ben Barnes
sposa in Costa Azzurra la mozzafiato yankee di Detroit Jessica Biel, dal torbido
passato. La presenta ai suoi, nella compassata tenuta di famiglia. Attendono la novella
coppia: la ferocemente sarcastica Kristin Scott Thomas e Colin Firth, sopravvissuto
suo malgrado alla Grande Guerra. Più due sorelle future zitelle e uno strepitoso maggiordomo.
In un susseguirsi di eventi si alternano: l’involontaria soppressione del cane
di famiglia, corse in BMW, arguti scambi verbali, la caccia alla volpe, un Picasso tra i
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The Reader - A voce alta
Usa, Germania 2008 - 123' – di Stephen Daldry - con Kate Winslet, Ralph Fiennes,
David Kross, Lena Olin
Giovedì 7 maggio 2009
Nella Berlino del dopoguerra, un sedicenne si sente male
per strada. Una donna (Kate Winslet) lo soccorre. Guarito dalla scarlattina, ritorna.
Lei lo manda a prenderle il carbone: seguono doccia e seduzione. L’adulta introduce
il giovane al gioco/tormento dell’amore, esercitando un possesso rabbioso ma al
contempo indifferente. Il ragazzo, che ha una scarsa considerazione di sé stesso in
famiglia e a scuola, apprende sesso e passione, ricambiando con la lettura ad alta voce
di brani di libri. Lei esige l’Odissea, Orazio, La donna con il cagnolino di Anton
Cechov e – scandalizzata – L’amante di Lady Chatterley di D.H. Lawrence. Poi sparisce,
lasciando un vuoto affettivo nel ragazzo. Anni dopo, un processo: lui futuro
avvocato, lei imputata come ex kapò: manovalanza nazista rivendicata con ostinato
senso del dovere. Un segreto strenuamente nascosto, le ha rovinato la vita, lui è il solo
a conoscerlo. Ricomincia a leggere ad alta voce per lei inviandole nastri registrati in.carcere… Il regista di The Hours e di Billy Elliot, Stephen Daldry, trova in Kate
Winslet (vincitrice del premio Oscar per la miglior attrice protagonista) fisico, gesti
e sguardi giusti per un intenso e ipnotico allestimento drammaturgico con vette di
perfezione (la prima mezz’ora in particolare). L’analfabetismo di una donna diviene
simbolo contraddittorio e condanna di una nazione che non volle ‘leggere’ le tracce
di uno sterminio. L’ultima parola è lasciata alle vittime (notevole l’invenzione/metafora
della scatola di latta).
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Stella
Francia 2008 - 103' - di Sylvie Verheyde – con Léora Barbara, Karole Rocher,
Benjamin Biolay, Melissa Rodriguès
Giovedì 14 maggio 2009
A Parigi, nel 1977, Stella ha 11 anni. Alain Delon impazza sui poster, Sheila
B. Devotion nelle disco (music), Umberto Tozzi nelle feste in casa stile ‘tempo delle
mele’. Passa la giornata tra ubriaconi e senza tetto, nel bar dei genitori: coppia sbagliata
che si tradisce e se la rimbalza. Ma vogliono bene alla ragazzina che sa giocare
a carte e sa come nascono i bambini, ma ignora l’universo della sua età. Iscritta a una
scuola ragazzine ricche, resiste all’(auto)esclusione con un artificio precoce: pensare
ad altro quando qualcosa fa male e dimenticarlo subito dopo. Diventa amica della
prima della classe, picchia la simil Barbie che la prende in giro, scopre la lettura (la
difficile Marguerite Duras), rimane a dormire dalla amica, osa invitare nella propria,
va in vacanza al nord dalla nonna dove gioca con una coetaenea. Cresce, matura, si
migliora, si guarda intorno, comprende,… Tre trimestri per un romanzo di lenta formazione
e di veloce presa di coscienza. La regista Sylvie Verheyde “scrive e dirige
con garbo autobiografico e magistrale sensibilità. Dimostra il valore della voce fuori
campo che illumina senza retorica. In uno dei migliori film dell’anno, Léora Barbara
è la baby star da applausi, Guillaume Depardieu un principe azzurro agli sgoccioli”
(Alessio Guzzano, City).
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Il giardino dei limoni
Israele, Germania, Francia 2008 - 106' - di Eran Riklis - con Hiam Abbass, Ali Suliman,
Rona Lipaz-Michael, Doron Tavory
Giovedì 21 maggio 2009
La protagonista Selma (Hiam Abbas) è una vedova palestinese
(da 10 anni). Vive a due passi dal muro costruito dagli israeliani per difesa.
Ha due figlie, un figlio cuoco negli States, subisce il controllo costante dei vicini
sulla sua onorabilità di vedova. Un anziano contadino l’aiuta a coltivare limoni nel
pezzo di terra “divenuto l’orgoglioso camposanto dei suoi ricordi”. Per questioni
di sicurezza relative all’insediamento della villa del nuovo vicino, il ministro della
Difesa israeliano, si devono abbattere le piante accanto alle quali è già cresciuta una
torretta. Disperata, la donna si lancia in una solitaria lotta per i propri diritti. Cerca
un avvocato e insieme affrontano una causa civile presso la corte costituzionale. Con
l’avvocato nasce una rispettosa attrazione senza futuro. Come gli sguardi che inteccia
con la moglie infelice e sola del politico. Rabbia, dignità, senso di frustrazione e
di impotenza, leggeri accenni ironici compongono il perfetto mix del film. La protagonista
Hiam Abbas è eccezionale nella soffusa malinconia e dolorosa ostinazione.
Eran Riklis dirige con garbo e delicatezza.
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L'ospite inatteso
Usa 2007 - 103' – di Thomas McCarthy - con Richard Jenkins, Hiam Abbass,
Haaz Sleiman, Danai Gurira
Giovedì 28 maggio 2009
Thomas McCarthy dirige questo apologo sulla solitudine e le
relazioni dirigendo un bravissimo Richard Jenkins nel ruolo di un Vedovo, professore
di college di una sola classe, che trascina la propria esistenza fatta di routine,
di piccoli gesti severi e di musica classica. Tornato suo malgrado a New York, trova
la casa occupata da una coppia di immigrati senza green card. Lui, siriano, suona il
tamburo, lei, africana, vende bracciali al mercato. Dapprima preoccupazione poi sorpresa
e curiosità. L’incontro cambierà il grigio professore stimolandolo a scrollarsi di
dosso la malinconia e a ‘percuotere’ con il bongo la propria depressione (fino a suonare
pubblicamente a Union Square). Ma le leggi attuali degli Stati Uniti oggi sono
inesorabili: il nuovo amico è arrestato, l’uomo grigio per la prima volta reagisce. Nel
tragitto del destino ha anche conosciuto la madre del ragazzo (la bravissima Hiam
Abbas di Il giardino di limoni)…
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Giulia non esce la sera
Italia 2009 – 105' – di Giuseppe Piccioni - con Valerio Mastandrea, Valeria
Golino, Sonia Bergamasco, Domiziana Cardinali
Giovedì 4 giugno 2009
Guido (Valerio Mastandrea), scrittore fuori dal mondo
della mondanità letteraria, sta lentamente scivolando anche lontano dal proprio: i
surreali e tristi protagonisti maschili dei suoi racconti gli bussano alla mente, trasloca
dalla vita della moglie (Sonia Bergamasco), si trova a disagio con la figlia e il suo
ragazzo: adolescenti troppo maturi. È un personaggio morettiano immerso in un film
di Giuseppe Piccioni (Luce dei miei occhi, Fuori dal mondo,…): sommessa ironia,
pause nell’acqua, canzoni italiane al volante, piccoli gesti, senso di inadeguatezza e
di deriva di fronte a una vita che scorre densa, ma ‘indossata’ a fatica o contemplata
da dietro qualche soglia (vetro, specchio,…). In piscina, incontra Giulia (Valeria
Golino), una donna con un passato complesso e poca voglia di futuro. “Man mano
che lo sguardo si sposta dall’apnea di lui a quella di lei, a Piccioni riescono attimi di
dolorosa intensità, luce degli occhi del suo umanissimo cinema imperfetto. Creano
atmosfera: bella musica francese, Paoli/Bindi/Tenco e la stessa magnetica Valeria
Golino ‘acquatica’ che fu a Lampedusa in Respiro”. (Alessio Guzzano, City))
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Programma e testi a cura di Paolo Castelli |
Dolby e Jbl sono marchi registrati.