Mercoledì, 15 Ottobre 2014 00:00

QUANDO LEI ERA BUONA - Philip Roth

Nell’America onesta e noiosa degli anni sessanta Lucy Nelson è una ragazza infelice, cresciuta in una tipica famiglia della media borghesia, disprezzando la madre perché troppo debole e odiando il padre perchè ubriacone e violento. Suora mancata, Lucy frequenta il college dove conosce Roy, un ragazzo come tanti, vanesio quanto basta e con la testa piena di sogni, appena tornato dal servizio militare. Tra i due si instaura una relazione e quando Lucy resta incinta l’ombra che aleggia intorno a lei inizia a dilatarsi a dismisura in un crescendo duro e ossessivo, fin dal momento in cui obbliga Roy al matrimonio, pur non amandolo.

Da questo momento in poi la rigida volontà di Lucy di essere buona e di cambiare gli altri a tutti i costi si trasforma in una sorta di guerra, una vera e propria delirante crociata che non può che avere come esito un’immane catastrofe. La sua ossessione finirà per fagocitarla completamente trascinandola in un nero assoluto e all’inevitabile tragedia finale.

Giovanna

Pubblicato in Narrativa

Come il precedente “ Venivamo tutte per mare”, anche questo è un libro corale, in cui i componenti della famiglia protagonista non hanno un nome: sono solo “ la donna”, “ la ragazza”, “il bambino”, così da rappresentare la vita sofferta di tutti i giapponesi nati e viventi in America intorno al 1942. Da una situazione di quasi normalità vissuta a Berkeley, la famiglia giapponese pienamente integrata nella società americana, in seguito agli avvenimenti storici viene vista con sospetto come fosse un nemico interno e si ritrova a vivere internata in un luogo inospitale dello Utah . La Otsuka ci parla dei loro squarci depressivi, degli affronti subiti, dei loro sogni spezzati. Ancora più sofferto è il ritorno alla “normalità”, intrisa di sguardi sfuggenti, di evitamenti, fino ad arrivare all’annullamento della cultura di origine e della loro stessa personalità. “Adesso eravamo liberi…Avremmo studiato tanto, tutti i giorni per recuperare il tempo perduto…Avremmo ascoltato la loro musica. Ci saremmo vestiti come loro. Avremmo cambiato il nostro nome per renderlo simile al loro.”

Il tema dell’estraneo è trattato nel libro con grande delicatezza e sensibilità attraverso un linguaggio davvero poetico.

Nuccia

Pubblicato in Narrativa

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