czeslaw-milosz-2Andando per Poeti, suggeriamo ora, dopo Wislawa Szymborska e l’intensa sequenza delle sue poesie, l’approfondimento di un altro poeta, Czeslaw Milosz, nato in Lituania nel 1911 e vissuto poi in esilio, dal 1951, con il bagaglio indelebile della sua storia. La forza straordinaria dei suoi versi, mista ad una nitidezza indiscutibile, ci accompagnano nell’analisi dei sentimenti e del rapporto con chi e con che cosa ci sta accanto, nell’individualità e globalità che ugualmente ci appartengono.

Premio Nobel nel 1980, Czeslaw Milosz è considerato da Iosif Brodskij (*)uno dei più grandi poeti del nostro tempo e sicuramente la lettura delle sue opere lascia un segno profondo. La percezione di non poter capire fino in fondo il senso della propria esperienza è per il poeta una compagnia dolorosa e lo sprona a richiamare continuamente il bisogno di non smarrire i segni di un tempo che purtroppo la nebbia dell’uomo smorza di significato.

 

 

L’uccello, la fiera fulva o il cervo

Non rivolgono il pensiero ai progenitori.

L’uccello, la fiera fulva o il cervo

Vivono e muoiono senza conoscere il tempo.

Sulla Vézère sotto le rocce

C’è gente che cammina tra le vigne,

porta ceste con dentro pomi

colti da grandi meli.

Sulla Vézère brillano i castelli

E più in su, scavato nella roccia,

sta di guardia un eremo

dell’altra guerra, quella dei Cent’anni.

Sugli archi gallo-romani

L’edera posa foglie erranti.

Le donne fanno il bucato

Nell’acqua assolata della Vézère.

Per la mestizia o l’allegrezza

hanno trovato una freccia di pietra.

Hanno dato la freccia di pietra

Alla ragazza nel portone del museo.

 

 

 

 

Anche la Poesia viene più volte chiamata in causa “che fai poeta sulle macerie/Della Cattedrale di San Giovanni/In questo caldo giorno di primavera?”e la lettura dei suoi versi lascia senza fiato, con un senso di stanchezza e di impotenza, un bisogno di silenzio e di ordine intorno e dentro per raggiungere l’intima relazione che possa confermare che“non c’è nessuno fra te e me”.

Ritrovare il passato, riconoscere il presente e ambire a quell’armonia più completa dentro il nostro vivere“Minato è il tunnel del Gottardo……Minata è la terra natia……..Minato è il mare celeste….…Minato è il cuore dell’uomo./Il tempo datogli da vivere e il tempo ulteriore/sono nella sua coscienza come due linee/invece di comporre un’unità armonica.” sempre alla ricerca di un’armonia metafisica anelata che possa cogliere “l’attimo eterno in ciò che è” ci accompagnano nella lettura dei suoi versi e pian piano vediamo intorno a noi la sua realtà farsi sempre più sensibilità universale, di ogni tempo e di ogni luogo.

Nel suo canto affida alla poesia la responsabilità di tramandare la storia e raccontarne quel divenire che con straordinaria forza incolla l’umanità al suo trascorrere “…e noi eravamo simili: /mele, forbici, oscurità e io -/ sotto la stessa, immobile,/assira, egiziana e romana/luna.”

La lettura dei suoi versi rigorosi, precisi, in equilibrio perfetto di immagini e sensazioni, come dipinti narranti, si aprono ogni volta a nuove sfumature, aggiungono nuove prospettive in un crescendo di condivisione e di rammarico. Cogliamo intenso il suo desiderio di ricerca del significato del tempo, del suo scorrere o della sua immobilità, un tempo sempre presente che è maestro per pochi e cerca nel Poeta lo strumento per non dimenticare.

(*)poeta russo, premio Nobel nel 1987 (S.Pietroburgo 1940 - Brooklyn 1996)

 

 

 

Benedetta Sarrica

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