Mario-LuziMARIO LUZI

 

nato a Sesto Fiorentino nel 1914, è stato uno straordinario poeta del '900.

Muore a Firenze nel 2005

La sua poesia intensa, anche se non di immediata comprensione, ci cattura sempre

più con lo scorrere dei versi e, ad ogni rilettura,

apre nuovi spazi nella mente affascinata da immagini vive, precise,

e da parole che riacquistano il senso autentico.

Tra gli innumerevoli temi indagati, intense sono le sue poesie,

presentate come “Frasi nella luce nascente” che parlano del bisogno di possedere lo stupore dell'arte, dell'ansia di inebriarsene, alla ricerca dell'impalpabile. Anela il poeta a respirare “quell'abbondanza” che scaturisce dalle parole che

sbocciano/ all'orlo in luce dell'estremo niente/ appena sopra il baratro/ della non conoscenza”,

mentre nella raccolta “Viaggio terrestre e celeste di Simone Martini” conclude una poesia con

Tutti noi attendiamo l'avvento della luce che ci unifica e ci assolve”.

Non è difficile scoprire l’orizzonte verso il quale Mario Luzi fissa lo sguardo: un Dio misericordioso che avvolge d’amore la nostra vita!

Da “Madre e figlio” proponiamo lo splendido dialogo, che in pochi versi dipinge la storia di una vita,

ignorando le esigenze di un tempo che non appartiene all'uomo e accostando gli estremi di quel segmento temporale che imprigiona i giorni.

Crea così quel cerchio della vita dove separazione e attesa si rincorrono e scavano nei ricordi e

nelle illusioni per sfiorare timidamente il “luogo del nuovo incontro” quel “dove” che il poeta non vuole nominare

ma che è dentro ciascuno di noi da subito e per sempre.

 

 

 

Passato o futuro? -

Conosce il desiderio

la sua unica natura, la sua

doppia fonte,

               ma una più dell'altra

incavata nella roccia

della separazione

                     e triste....

e tu ora ripieno

di una incolmabile mancanza

                                     da essa vinto

farnetichi: potessi

nel turpe labirinto

                     ritrovare

la strada di casa nostra –

                                     ma che casa era la nostra?

                                     non era la promessa abitazione,

                                     era come le altre

                                     una tenda poco ferma

                                     piantata nel deserto

                                                   durante l'esodo

                                     se non che con molto amore

                                                   con molte lacrime.

Non può essere quello,

figlio, il luogo

del nuovo incontro,

                                       non è lì

che consuma il desiderio

la propria morte –

morte del desiderio per supremo esaudimento,

                                           e lo sai da tempo.

E conosci il “dove”. E' vero,

non lo nomini, però non lo dimentichi.

                                             Non lo dimentichi.

 

 

 

Stefano Verdino nell'introduzione alla raccolta dell'opera poetica di Mario Luzi a cura di Arnoldo Mondadori Editore nella Edizione I Meridiani, scrive che “Non esiste un poeta di così lungo corso e sempre in ascolto come è Luzi, il cui itinerario poetico (oltre sessantacinque anni) non ha mai comportato una pigra amministrazione delle proprie ricchezze, ma si è sempre prodigalmente speso, e tuttora si spende, in diverse avventure dell'immaginazione con un esito di molteplicità che non ha eguali nel nostro secolo”.

                                                                                                         Benedetta Sarrica

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