etty-hillesum-h-635x476Etty Hillesum, ragazza ebrea d'Olanda, morta ad Auschwitz nel 1943, è stata una scrittrice trascurata per molto tempo. In questi ultimi anni è nato un grande interesse intorno ai suoi scritti e molti si sono occupati di analizzare le sue opere, diffondendone la conoscenza con traduzioni in varie lingue.

La lettura delle splendide pagine del suo Diario, ci offre infatti un senso nuovo di realtà da vivere nella sua pienezza, nella sua concreta interezza, non offuscata da stratagemmi di autodifesa, ma pronta a liberare incredibili opportunità del vivere, nel bene e nel male, nello splendore più magico e nella crudeltà più folle. Una scrittura decisa e intensa che ci fa osare l'infinito.

Scorrendone le riflessioni non possiamo non trattenere il fiato di fronte alla sua straordinaria analisi esistenziale, alla sua capacità di accettare contemporaneamente gioia e dolore, stupore e paura, ingenuità e consapevolezza. Protagonista del suo tempo, la Hellisum ha vissuto intensamente la sua breve vita, lasciandoci una scrittura chiara e inequivocabile che ci accompagna alla scoperta della forza che esiste in ogni individuo. Una forza che dà voce al coraggio di entrare nel dolore con lirismo realistico, esalta la voglia di stringerlo tra le mani per riconoscerlo e possederlo fino in fondo, trasformandolo in amore per l'umanità. Si ha la sensazione di avere un nuovo amico che ci esorta a superare la paura del vivere per passare dal cedimento alla liberazione, ad una nuova coscienza, alla valorizzazione di ogni attimo vissuto. La fantasia ed il sogno continuano ad avere uno spazio importante nella sua mente che pure vive un tempo di follia collettiva, e prova un senso di pietà per quegli aguzzini che si accaniscono su di lei, li immagina accecati da altri torti della vita, e sa con certezza che all'odio non si risponde con l'odio.

I suoi scritticostituiscono una importante testimonianza sulla tragedia dell'olocausto. Dal Diario, scritto ad Amsterdam, tra il 1941 e il 1943, riportiamo:

                                                                       

 "La vita è difficile, ma non è grave"

 

 

« Trovo bella la vita, e mi sento libera. I cieli si stendono dentro di me come sopra di me. Credo in Dio e negli uomini e oso dirlo senza falso pudore. La vita è difficile, ma non è grave. Dobbiamo prendere sul serio il nostro lato serio, il resto verrà allora da sé: e “lavorare sé stessi” non è proprio una forma d'individualismo malaticcio.

Una pace futura potrà esser veramente tale solo se prima sarà stata trovata da ognuno in sé stesso – se ogni uomo si sarà liberato dall'odio contro il prossimo, di qualunque razza o popolo, se avrà superato quest'odio e l'avrà trasformato in qualcosa di diverso, forse alla lunga in amore se non è chiedere troppo. E' l'unica soluzione possibile. E così potrei continuare per pagine e pagine. Quel pezzetto d'eternità che ci portiamo dentro può esser espresso in una parola come in dieci volumi. Sono una persona felice e lodo questa vita, la lodo proprio, nell'anno del Signore 1942, l'ennesimo anno di guerra. »

 

 

Benedetta Sarrica

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