LA NOTTE DEI RACCONTI

Un padre e un figlio.
Il figlio interroga.
Il padre risponde.
Con una storia. E’ sempre stato così. Dovrebbe essere così. Il figlio viene al mondo, si guarda intorno, prova a vivere, arrivano le prime domande. E qualcuno più grande di lui prova a rispondere. La storia siamo noi: le nostre storie passate, la storia che stiamo vivendo, le storie che vivremo.

Arrivava l’estate, padre e figlio vanno in vacanza, campeggio “selvaggio” al lago (al papà piace pescare): scelgono un bel prato con un albero per avere un po’ d’ombra, chiedono il permesso se il terreno è di qualcuno e piantano la tenda canadese.
Dopo una giornata passata a giocare con i bambini del lago, la sera si ritrovano, entrano carponi nella tenda, ma non mettono la testa in fondo dove stanno i cuscini, tengono la testa fuori ad annusare l’erba, poi si girano a pancia in su e guardano in alto.
E parlano.
Guardano il cielo, le stelle e parlano ... di mondi lontani, di quanto è grande l’universo e piccola la Terra ... al bambino vengono in mente tante domande che lui chiama strane, diverse, un po’ difficili ... e il papà racconta storie che il bambino non ha sentito mai, racconta con parole misteriose e un po’ difficili della Creazione, di Caino e Abele, due fratelli che non vanno molto d’accordo e poi arriva Noè con tutti gli animali.
Al bambino piacciono queste storie anche se sono un po’ difficili, ma è lo stesso, anzi forse è più bello, perché è come un gioco da grandi, che poi alla fine si capisce...

Spettacolo dai 5 anni

 

RECENSIONE

 

Ferruccio Filipazzi, ne “La notte dei racconti”, con la collaborazione straordinaria di Massimo Ottoni, che dal vivo illustra lo spettacolo con le sue invenzioni, costruite non solo con la sabbia ma con altri materiali che davvero illuminano le parole dell'attore, attraverso i racconti che un padre narra al suo bambino, durante una notte passata in campeggio sotto le stelle, parla e canta con il suo caratteristico incedere narrativo al pubblico dei ragazzi della Creazione, di Caino e Abele, e dell'arca di Noè con poetica partecipazione.
Mario Bianchi – Eolo Ragazzi

 

NOTE DI REGIA

 

PERCHE’ QUESTO SPETTACOLO

 

Lo spettacolo nasce dal desiderio di rispondere a uno dei “perché” più grandi della vita di un bambino: l’origine del mondo. Per quanto ne sappiamo, noi siamo gli unici esseri sulla Terra a interrogarci sul come e sul perché della vita, delle cose, del mondo. Abbiamo incominciato a farlo fin dalla notte dei tempi. E tutti abbiamo cominciato a farlo, non solo i cristiani e gli ebrei, ma anche i musulmani e poi anche gli indù, i taoisti, gli indiani d’America, gli aborigeni australiani...A questo domandare e cercare di capire l’uomo, di qualsiasi religione, spesso ha dato forma di storie. Molte sono ancora in cammino, insieme alle domande che le hanno originate. Sono le storie, spesso comuni alle grandi religioni monoteiste, di luoghi speciali - come l’Eden, l’Arca, il Monte Ararat - e di personaggi mitici, la cui vita ci racconta di Dio: Adamo, Eva, il serpente, Caino, Noè e i suoi animali...

 

PERCHE’ RACCONTARE STORIE

 

Un universo narrativo comune a civiltà, culti, fedi, tradizioni sacre lontane nel tempo e nello spazio. Sapevamo che le fiabe avevano mantenuto intatta nei secoli la loro struttura, conoscevamo il catalogo dei destini dell'uomo che queste contenevano, ma certo non pensavamo che anche le più profonde radici del sentimento religioso attingessero a elementi comuni, ricavassero linfa da quella generale condizione umana che ci rende ansiosi e pieni di speranza, pavidi e curiosi, legati alla quotidianità e bisognosi di infinito.
Sarebbe bello che le storie superassero le differenze di razza e di fede, attraversassero i confini degli Stati, e ignorando la lentezza dei secoli, aprissero le porte alla speranza di un futuro costruito su ciò che unisce e non su ciò che ci divide.

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