

Rassegna cinematografica
3° parte
Qualsiasi inizio non è che un seguito e il libro del destino è sempre aperto nel mezzo
(Wislawa Sszymborska, premio Nobel per la letteratura)
Finzioni (del reale) 3 remix: stelle cadenti, mine vaganti, padri (di film) scomparsi, cose complicate, cose che si vogliono di più, giovani persiani, segreti nascosti negli occhi, vite da rendere nostre, happy (hour) family, viaggi chilometrici...
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Un affresco familiare pugliese, cucinato da Ferzan Ozpetek. Location barocca, Lecce. Tutti a tavola con le loro identità sessuali, contraddizioni, pregiudizi, aspirazioni. La famiglia è composta da un ottimo cast: i figli Scamarcio e Preziosi, il padre Fantastichini, la madre Lunetta Savino, la zia Elena Sofia Ricci, la nonna Ilaria Occhini con trapassato amore segreto. Ozpetek dirige con eleganza e leggerezza, tra melò, commedia, sguardi, equivoci, non detti, dilemmi esistenziali, canzoni melodiche azzeccate ("50 mila lacrime non basteranno perchè musica triste sei tu dentro di me" canta Nina Zilli), sinuosi movimenti di macchina da presa.
L'amore tra un poeta povero e la sua ostinata vicina nella campagna di Londra diviene un incantevole e malinconico film ipnotico. John Keats, trascurato da critici e lettori, visse presso amici mecenati. Non poteva permettersi abiti pesanti, né sposarsi. Come il fratello, morì di tubercolosi, a 25 anni (1821). Jane Campion scruta con ispirazione la sua 'malata' passione e la devozione della fidanzata, Fannie. "Campanule, lavanda, neve, brividi, lettere, ceralacca, armadi, cene, cuffie, cappelli, servette, abitini, pioggia, sangue, lacrime, addii. Jane Campion cuce lampi/capolavoro: Piazza di Spagna non è mai stata così vuota come per il funerale dello sfortunato" (Alessio Guzzano, City).
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Brava ragioniera con abitini smorti, convive con brav'uomo. "Bricolage, vano doccia, basilico in balcone, brutte unghie, pause pranzo, cellulari da poco, broccoletti soppressati, gioco dei mimi, qualche birra, rare gite in montagna e molte al super. Quando in vite così entra la passione, esplodono desideri e tinelli" (Alessio Guzzano, City). Alba Rohrwacher 'incrocia' l'uomo del catering Pierfrancesco Favino. Il loro è l'amore al tempo della crisi. Ogni squallore, fatica, giostrina, balera, piscina, parcheggio, motel, rimanda all'angoscia economica. Milano è confinata nei non-luoghi. Camera a mano sempre addosso ai suoi personaggi, Silvio Soldini prova a costruire un nuovo modello di post-realismo.
È complicatoUsa 2009 - 118' - di Nancy Meyers - con Meryl Streep, Alec Baldwin, Steve Martin, John Krasinki
Dopo 19 anni di matrimonio, 10 di divorzio, 3 figli e mille ricordi, tra Meryl Streep e Alec Baldwin si riaccende la passione. Lui ha una moglie giovane e un figlio acquisito. Lei coltiva l'architetto Steve Martin, che ama il cinema francese e quindi la corteggia timido, ma cede al consolidato amante. Di nuovo una straordinaria Meryl Streep che ride dei pericoli dell'astinenza sessuale, si diverte ad essere lei finalmente 'l'altra', poi piange umiliata dalla classica cena disattesa. Nancy Meyers (What Women Want, Tutto può succedere, L'amore non va in vacanza) allestisce di nuovo una buona commedia leggera ma non troppo: buon ritmo, umorismo, femminismo romantico, verità interiori.
Il protagonista, un produttore cinematografico di film d'autore, ci lascia all'improvviso, dopo un iniziale viaggio tra simboliche rovine. E allora tocca alla vedova Chiara Caselli e alle figlie elaborare il lutto e reagire. Tocca al desiderio di chi vuole che l'ultimo film venga terminato, mentre si scoprono segreti di famiglia. Mia Hansen-Løve, giovane regista che viene dalla critica, si ispira alla vera vicenda di un produttore suicida (Humbert Balsan) e la trasforma in parabola sul mestiere del cinema e sulla profonda e dolente ostinazione della vita che continua nonostante tutto.
Un commissario in pensione scrive un libro sull'indagine che, tre decenni prima, gli ha tormentato la vita: l'omicidio con stupro di una giovane moglie, a Buenos Aires, nel 1974. Scoprì il colpevole, ma gli fu sottratto dalla polizia della dittatura. Impressionato dall'ostinata passione del vedovo, spinto dal proprio amore per la pubblico ministero, l''investigatore' disvela sepolte verità. Il film di Juan José Campanella ha vinto l'Oscar come miglior film straniero 2010. Gli ingredienti del film: stile classico, buona fotografia, plot complesso, impegno e sentimento, picchi polizieschi e thriller acuti, attimi poetici, discese nel mèlo (la rincorsa al treno), inserti spettacolari (l'arresto dell'assassino allo stadio),...
Abatantuono con moglie alcolica e figlia cascoplatino. Bentivoglio con moglie nervosa (Buy, è ovvio) e figlio saccente. La nonna cuoca con l'Alzheimer e la splendida nipote. Sono gli otto personaggi in cerca dell'autore Fabio De Luigi, scrittore per hobby romantico (attenzione al finale, stile I soliti sospetti). Li sta creando nell'estate di una Milano geometrica e stilizzata. Meta-narrazione pirandelliana (ma anche alla Kaufman, Jonze, Gondry), rigida struttura narrativa (tutta sguardi in macchina e apertura e chiusura di capitoli e paragrafi come in un file di computer), divertenti gag, musica vintage (Simon e Garfunkel), citazioni cinefile e gusto per il grottesco.
Un operaio edile (Elio Germano) forse non specializzato ma bravo. Neanche 30 anni, moglie, due figli più uno in arrivo, un unico stipendio. Vive in un trilocale di borgata romana, dove i centri commerciali hanno sostituito le piazze. Canta e battezza in nome di Vasco e, a un inaspettato funerale, ci fa commuovere... La sua anima fragile reagisce al lutto lanciandosi nell'ambizione. Ricatta, ottiene un subappalto, s'indebita, crolla, risorge grazie alla famiglia. Non è cattivo. Non lascia vincere i figli alla Wii, ma sa tenerli vicino. Da una intensa sceneggiatura di Rulli e Petraglia, Lucchetti 'edifica' un perfetto spaccato italiano. A Cannes 2010 (unico film italiano in concorso) Elio Germano ha vinto come miglior attore.
Il titolo deriva dal divieto in Iran di portare fuori di casa gatti e cani. A Teheran Il regista 'pedina' una giovane coppia decisa a formare una rock-band e ad andare all'estero. La ricerca dei musicisti e dei passsaporti consente al regista di descrivere Teheran e il mondo musicale underground. "I gatti persiani è almeno una grande sorpresa. Gli unici film iraniani che siamo abituati a vedere sono opere classiche o poetiche di registi come Kiarostami o Makhmalbaf (...), Questo di Ghobadi è uno dei pochi film iraniani del presente, di giovani, di musica, realistici: nel suo stile frantumato, nelle riprese della sua macchina da presa manuale digitale, ha un'attualità, una vitalità e un ardire rari." (Lietta Tornabuoni La Stampa). Il film è stato premiato a Cannes 2009.
Violet (già stuprata in famiglia da bambina), Buba (un calciatore di talento) e Mukela (fratello di Buba): tre disperati che sognano l'Europa. Partono dal Mali e viaggiano attraversando il deserto del Sahara. Mukela muore, mentre Violet e Buba vengono salvati da alcuni tuareg. L'obiettivo dei sopravvissuti è raggiungere il Marocco, per poi superare quella fatidica distanza (i 14 chilometri del titolo) che li separa dalla Spagna. Gerardo Olivares filma questa 'odissea', restituendoci la topologia precisa dell'itinerario (Mali, Niger, Algeria, Marocco, Spagna), l'estasi del paesaggio immobile e indifferente (in particolare le location del deserto del Teneré) e, al contempo, il tormento interiore dei protagonisti.
Scelta dei film e testi a cura di Paolo Castelli
BIGLIETTI e ABBONAMENTI:
Proiezione pomeridiana:
Biglietto: 4 euro
Abbonamento 10 film: 18 euro
Proiezione serale:
Biglietto: 5 euro
Abbonamento 10 film: 25 euro
Abbonamento speciale "GOLD":
Valido il giovedì, il sabato e la domenica negli orari e giorni in cui viene proiettato il film in cartellone. Dà diritto all'ingresso ad una proiezione per ogni film.
Abbonamento GOLD 10 film: 35 euro
Sala dotata di impianto audio
con altoparlanti

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