

Rassegna cinematografica
1° parte
Un uomo si propone il compito di disegnare il mondo. Trascorrendo gli anni, popola uno spazio con immagini di province, di regni, di montagne, di baie, di navi, di isole, di pesci, di dimore, di strumenti, di astri, di cavalli e di persone. Poco prima di morire, scopre che quel paziente labirinto di linee traccia l'immagine del suo volto
(Jorge Luis Borges)
Il titolo di questa serie 2011 di film riprende il tema/percorso esplorato dal curatore Daniel Birnbaum all'interno della 53. Biennale di Arte di Venezia (2009).
Un opera d'arte, suggerisce Birnbaum, costituisce "una visione del mondo" e, se presa seriamente, può essere vista come "un modo di fare mondi". Per Birnbaum "qualche segno tracciato sulla carta" o "una tela appena sfiorata" possono costituire il punto di partenza per mondi immaginari. A maggior ragione un film rappresenta davvero il tentativo di "messa in quadro/scena" di un mondo, a volte confinante col reale, a volte parallelo, altro, lontano,... persino immondo.
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Suzanne (Catherine Deneuve) moglie borghese e casalinga di un industriale di ombrelli prende il posto del marito in azienda, quando lui viene colpito da un infarto.... Soltanto a François Ozon poteva riuscire l'impresa di ricomporre in un film la coppia Deneuve-Depardieu. Il film è tratto da una pièce di Barillet e Grédy. Gli oggetti scenografici (divani, tavoli, scrivanie, sedie, telefoni, soprammobili,...) diventano 'motori' della narrazione. Ozon mette in scena, con tocco leggero alla Jacques Demy, una storia di emancipazione femminile sullo sfondo degli anni '70 e si diverte a orchestrare "pulsioni anarchiche, siparietti musicali, spettacolo della vita, teatro dello straniamento, set da melodramma e ancora poesie, canzoni, palpiti, applausi". (Marzia Gandolfi, Mymovies)
Michael e Joanna, newyorkesi, insieme da sempre e sposati da quattro anni, 'incrociano', una notte, i mondi e i corpi di Laura e di Alex. La regista Massy Tadjedin 'scruta', pedina, investiga il mal d’amore.
“Last Night muove due storie e si muove su due piani, raddoppiando i sentimenti e declinandoli per generi: una passione di ritorno per la coppia Knightley-Canet, un’equazione inevitabile e folgorante per gli amanti Worthington-Mendes. (…) Massy Tadjedin insiste sui primi piani con incantata partecipazione senza giudicare mai i suoi personaggi ma limitandosi a lambirne i percorsi notturni, a considerare l’amore di cui dispongono e ad assistere al modo in cui le emozioni determineranno completamente le loro vite”. (Marzia Gandolfi, Mymovies)
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Un regista 'poverocristo' (Silvio Orlando), che non dirige un film da 5 anni, è costretto dal sindaco (Stefania Sandrelli) a dirigere una rappresentazione del Venerdì Santo in un borgo del senese. Il Calvario e la Passione di Gesù e del regista vanno di pari passo. Carlo Mazzacurati racconta il microcosmo di un piccolo paese di provincia (come nel precedente La giusta distanza) con discreto garbo e inventiva, con una dimensione meta-cinematografica (le goffe trame inventate dal regista per il prossimo film) e con gli attori di contorno quasi tutti perfetti (in particolare: il sorriso malinconico di Kasia Smutniak, la 'ferocia' di Marco Messeri e un Giuseppe Battiston che finisce in croce come il protagonista di La ricotta di Pierpaolo Pasolini).
SeraphineFrancia, Belgio, Germania 2008 - 125’ - di Martin Provost – con Yolande Moreau, Ulrich Tukur, Anne Bennent, Geneviève Mnich
La straordinaria Yolande Moreau interpreta la pittrice Séraphine de Senlis, serva devota nel primo Novecento in un paesino della Piccardia. “Le sue mani passano dall’acquasantiera, al bucato, ai colori (...), che crea con personali tecniche naturali. Ispirata dal suo angelo custode (...), scoperta da un noto collezionista tedesco poco prima della Grande Guerra, realizzò brevemente il sogno di avere grandi mezzi per esprimere la sua arte ‘neoprimitiva” (...), prima di un declino mentale, che ha echi di Van Gogh” (Alessio Guzzano, City). Il regista fa spesso “«smarrire» la sua protagonista tra i boschi e i campi, componendo l’inquadratura con una raffinatezza visiva che non lascia indifferenti” (Paolo Mereghetti, Corriere della Sera). Il film ha conquistato in Francia ben 7 César.
Saverio Costanzo traduce con atmosfere inquiete e horror (alla Dario Argento), con una struttura narrativa ellittica e con un finale che cita Antonioni il best seller di Paolo Giordano.
“Doloroso viaggio nel profondo rosso di infanzie sanguinose. Feriti nella psiche da genitori troppo esigenti, troppo possessivi, troppo fragili, o comunque troppo, Alice e Mattia scontano l’esclusione sfogandosi su sè stessi. (...)
Lei zoppica a causa di una maledetta sciata imposta. Poi, l’anoressia. Lui si taglia per punirsi di aver abbandonato, a otto anni, la gemella malata. Poi ingrasserà”. (Alessio Guzzano, City)
Eccezionale Alba Rohrwacher, anche pelle/ossa.
Capovolta la geografia, il film è il remake del cult francese Giù al nord. Claudio Bisio, dirigente di Poste Italiane (product placement), lascia a Usmate (Brianza profonda) il Ku Klux Klan del gorgonzola e la sciura Colombo (Angela Finocchiaro) e viene trasferito a Castellabate (Cilento, Campania), dove sono tutti aperti e espansivi e il caffè è sempre pronto. Riflessione scanzonata ma non banale sull'unità d'Italia. Luca Miniero (con la complicità dello sceneggiatore Massimo Gaudioso) gioca sui luoghi comuni, strizza l'occhio a Totò e al De Sica di Pane, amore e fantasia, aggiunge alla messa in scena, piuttosto elementare, dell'originale alcune soluzioni tecniche e una gamma di colori più ampia e calda (in linea con la location).
Con coraggio, sottile poesia, malinconia autunnale, evocazione della memoria e dell'infanzia, caratteristiche del suo cinema, Pupi Avati 'mette in scena' il dramma dell’Alzheimer. “E racconta come una felice coppia entri nell’incubo azzerando le coordinate di spazio tempo. Felice nel passato, malinconico nell’oggi, perseguitato dalla musica ossessivamente dolce, il dramma si tinge di colori crepuscolari, inseguendo i misteri della conoscenza così ben espressi da Bentivoglio e dalla Neri”.(Maurizio Porro, Corriere della Sera). Le colline bolognesi diventano un altrove dove regredire e rifugiarsi. Un viaggio doloroso ma intenso e commovente. Bravi anche Serena Grandi, Erica Blanc, Gianni Cavina, Lino Capolicchio.
1996.“Un gruppo di monaci francesi in un montuoso villaggio algerino. (…) Non fanno proselitismo: molta preghiera, curano ferite e piedi scalzi, danno consigli alle ragazze innamorate. Il priore studia San Francesco e il Corano, scrive in arabo, predica la fratellanza interreligiosa. Assistono alle feste religiose mussulmane, sono buoni pastori di un gregge umano che li stima affezionato.” (Alessio Guzzano, City). La notte di Natale arrivano i fondamentalisti...
Il regista Xavier Beauvois narra con solennità e la giusta lentezza le giornate del convento, costruisce le inquadrature con un rigore contemplativo che può ricordare Carl Theodor Dreyer o Robert Bresson, utilizza Tchaikovsky in una memorabile sequenza, 'seduce' attraverso l’intensità di personaggi (e interpreti). Il titolo originale è più aperto e complesso: Degli uomini e degli dèi.
In Germania vive Rosario (Toni Servillo), italiano 50enne che dirige il suo albergo/ristorante con una moglie tedesca e un figlio. Rosario nasconde il suo passato, che un giorno gli fa visita sotto le vesti di Edoardo e di Diego, due giovani malavitosi, minacce per la sua 'vita tranquilla'. Ennesima prova superba di Toni Servillo, Una vita tranquilla di Claudio Cupellini (pur ricordando Le conseguenze dell'amore) prova a costruire un dramma noir duro, torbido, pieno di ombre dagli echi simbolici (la notte, il bosco, la caccia,...) ma anche di cronaca: il traffico di rifiuti dalla Campania. “Le colpe dei padri ricadranno sui figli come pioggia di pallottole nella nera notte di qualche nonluogo e la salvezza è un'autostrada che non sappiamo dove finirà”. (Luca Marra, Mymovies)
Come fu che, alla fine del 2003, uno studente ebreo, bruttino, solo, abbandonato dalla fidanzata, escluso dalle confraternite snob, forzò il database di Harvard e creò Facemash e poi Facebook, un 'giochino' da 25 bilioni dollari che lo ha reso il più giovane miliardario? Mark Zuckerberg è il suo nome (nel film il bravissimo Jesse Eisenberg). “David Fincher è da sempre innamorato dei percorsi narrativi che consentono la ricostruzione di qualcosa (siano una serie di omicidi, sia la struttura di un libro, sia un fatto di cronaca) e per la storia della nascita di Facebook idea un racconto intrecciato tra dibattimenti, patteggiamenti e fatti reali mostrati in flashback. (...) The Social Network è il primo film a riportare senza clamore o sottolineature arroganti un dato di fatto della modernità, ovvero che la vita in rete (ciò che si fa, si legge e che accade online) per una certa fetta dell'umanità ha la medesima importanza della vita reale”. (Gabriele Niola, Mymovies)
Scelta dei film e testi a cura di Paolo Castelli
BIGLIETTI e ABBONAMENTI:
Proiezione pomeridiana:
Biglietto: 4 euro
Abbonamento 10 film: 18 euro
Proiezione serale:
Biglietto: 5 euro
Abbonamento 10 film: 25 euro
Abbonamento speciale "GOLD":
Valido il giovedì, il sabato e la domenica negli orari e giorni in cui viene proiettato il film in cartellone. Dà diritto all'ingresso ad una proiezione per ogni film.
Abbonamento GOLD 10 film: 35 euro
Sala dotata di impianto audio
con altoparlanti

PREVENDITA dal 15 settembre 2010 PRESSO:
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