Carnage - Recensione

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03carnage_tnDescrivere le dinamiche di un rapporto di coppia a due è già di per sé complicato, quando poi le tensioni, le incomprensioni e la rabbia repressa si moltiplicano per due e ci sono di mezzo anche due adolescenti, una banale lite al parco e due incisivi rotti, beh la carneficina (carnage in inglese) è inevitabile.

Con Carnage Roman Polanski porta sullo schermo il claustrofobico sfogo di due famiglie, simbolo di due ideali di vita: da una parte i Longstreet, ovvero il lato zen del nucleo familiare, che predilige uno stile di vita moderato e più umanistico, politicamente attivo, onnipresente nella vita del figlio e che respinge la modernità e la frenesia; dall’altra i Cowan, una coppia di self-made man, simbolo del benessere e del successo americano, che antepongono la loro carriera alla cura di una prole ormai troppo difficile da gestire e moderare.

I buoni propositi per un dialogo moderato e cortese si vanno a perdere ben presto, quando le represse inquietudini di Mrs Cowan (Kate Winslet) non riescono più a restare a fondo ed emergono in un rigetto simbolico e fisico di rancore nei confronti di un marito più legato al suo Blackberry che alla vita coniugale e familiare. Da questo punto in poi sarà il dio della carneficina del titolo a dirigere gli sfoghi e gli eccessi di ira di tutti e quattro i componenti in questo ingestibile scoppio di rancori.

Polanski rinchiude ancora una volta i suoi protagonisti in un ambiente senza vie di fuga (pensiamo all’isola-fortezza de L’uomo nell’ombra), proprio per spingere i suoi personaggi ad un inevitabile incontro-scontro con tutti i segreti e le verità finora celate o trattenute. Carnage in più, si fa voce di una rabbia propria del regista nei confronti del sistema americano, che lo ha portato all’esilio dagli Stati Uniti per un reato commesso in un passato troppo lontano per essere verificato con il dovuto rigore. Polanski smaschera il pacato perbenismo di un sistema sociale che in realtà cela al suo interno rancori e malcontenti, ma cerca di contenersi in difesa del quieto vivere.

Anche in questa ultima opera, molti sono i rimandi al cinema di Hitchcock e alla sua raffinata poetica; in particolare Carnage è un omaggio all’ingegnosa trama di Nodo alla gola, opera girata in un unico piano sequenza e in un unico spazio, proprio per ricreare la tensione claustrofobica generata dalle colpe da occultare. I dialoghi veloci e pieni di ritmo, la mimica accentuata e i personaggi fortemente stereotipati nella loro singolarità, rendono il film molto simile a una pièce teatrale. Polansky conferma le sue doti eccelse nella direzione dei suoi personaggi, anche a livello corale, e in via ancora una volta il suo messaggio di protesta contro un sistema di illusioni e inganni, che lo ha portato lontano dalla sua terra e dai suoi affetti. L’amara critica del regista non risparmia nessuno e si scaglia contro ogni aspetto e realtà di vita del sistema occidentale: non ci sono buoni o cattivi, si è tutti responsabili nella costruzione del falso ideale di benessere dell’American Dream e delle conseguenze a cui ci ha portato. Tutti carnefici e vittime allo stesso tempo.

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Ultimo aggiornamento ( Sabato 04 Febbraio 2012 01:19 )