Gus Van Sant ci ha abituati alle sue giovani storie al limite dell’ordinario: geni estranei alla frenesia della società contemporanea (Will Hunting-Genio ribelle); adolescenti che arrivano a compiere un massacro nella propria scuola per gioco (Elephant); politici che con coraggio vivono le loro scelte sessuali, anche a costo della vita (Milk). Restless (in italiano, ahimé, L’amore che resta) è invece un film che racconta l’amore, ma lo fa nella maniera più brutale e allo stesso tempo più delicata e dolce che si possa immaginare.
Annabel e Enoch sono i due protagonisti, destinati a vivere una storia d’amore che sin dalle premesse racchiude in sé i sintomi del dramma: la malattia di lei preclude ogni idea di vita di coppia futura per i due giovani amanti, che decideranno comunque di viverla a modo loro, abbandonando ogni tipo di fatalismo o di angoscia. Per Annabel la malattia è qualcosa di ormai connaturale, un destino che ha accettato e che cerca di razionalizzare tramite Darwin e le sue teorie, al fine di riempire quel vuoto che la coscienza di una morte prematura porta con sé. Enoch tenta, invece, di riempire il vuoto lasciato dalla morte improvvisa dei genitori e da un ritorno alla vita a seguito del coma che lo ha lasciato orfano e solo, senza speranze ed energie per il futuro. L’incontro tra le due anime avviene durante un funerale a cui entrambi sono estranei, ma al quale partecipano perché alla ricerca di un contatto ravvicinato con la morte. Tra i due nasce immediatamente una forte attrazione che li porta ad avvicinarsi e vivere con comune intendimento la malattia di lei come un elemento del tutto naturale, da trattare con leggerezza e ironia e su cui è inutile drammatizzare. E’ esemplare a riguardo la scena in cui fingono la morte di lei, nell’intento di vivere un tema tanto delicato al pari di un gioco.
La forza del film sta nel raccontare una storia tanto drammatica con un linguaggio semplice e naturale che arriva al cuore dello spettatore che si immedesima e vive da vicino il dramma di queste due anime gemelle consapevoli di non poter condividere un sentimento eterno del tutto legittimo. L’amore tra Annabel e Enoch trova vita at- raverso la morte, un amore che resta anche dopo la fine del corpo. E’ praticamente impossibile non sentirsi toccati nel profondo da un dramma simile ed è naturale lasciarsi coinvolgere dallo stile elegante e semplice di Gus Van Sant, che non scade mai nella banalità o nel melodramma, ma opta per una narrazione semplice e delicata che emoziona. La poetica dell’autore riesce ancora una volta nell’intento di descrivere in maniera innovativa e del tutto originale anche i drammi della realtà contemporanea o storica. Circa quest’ultimo aspetto, è significativa la presenza del fantasma del giovane Hiroshima, un soldato martire della brutalità di una guerra che non ha scelto di combattere, ma che gli è stata imposta.
Restless è un film romantico, di quelli “dalla lacrima facile”, ma racchiude al suo interno una fitta rete di messaggi e figure di significato che lo elevano ad un livello più alto rispetto al mero dramma. E’ uno di quei pochi film che regala lacrime e sorrisi del tutto spontanei e che accarezza l’animo dello spettatore. Una prova di autorialità e delicatezza che solo un genio ribelle poteva regalarci.
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