Novembre 2009
Cinema
Questione di cuore
Italia 2008 - 110’ - di Francesca Archibugi - con Kim Rossi Stuart, Antonio Albanese, Micaela Ramazzotti, Francesca Inaudi
Il cuore di Kim Rossi Stuart, carrozziere di auto d'epoca al quartiere Pigneto, ha bisogno di una revisione. Antonio Albanese, sceneggiatore svogliato, che sa imbucarsi al Pronto Soccorso come alle feste, avverte fitte al petto. Diventano amici in corsia. Degenza, riabilitazione e paura li saldano. Diventano inseparabili. Rossi Stuart accoglie l'altro nella sua casa: lavoro curioso e gratificante, moglie affettuosa (una brava Micaela Ramazzotti), una figlia gelosa, un ragazzino destinato a saper sognare. Albanese fa in fretta a traslocare anche le proprie in-costanze e in-soddisfazioni. Ma solo uno dei due recupera. Francesca Archibugi, ritrova la densità ma anche la leggerezza, la concentrazione ma anche il respiro della commedia ben scritta e che, a tratti, com-muove.Le location romane del film ritrovano quartieri e vie che furono 'abitati' dai film neorealisti, in cui la regista ambienta e pedina pensieri, sguardi, silenzi, derive e sussulti 'cardio/esistenziali'. Antonio Albanese e Kim Rossi Stuart assolutamente in parte.
Giovedì 5 - ore 16 e 21
Sabato 7 - ore 21.30
Domenica 8 - ore 16 e 21
Disastro a Hollywood Art Linson, produttore indipendente e autore di un famoso libro che ha sbeffeggiato l'apparato industriale hollywoodiano (What Just Happened, edizioni e/o) è lo sceneggiatore di Disastro a Hollywood. Il suo alter ego nel film è Robert De Niro, produttore di mezza età e di altalenante fortuna, che lavora frenetico a relazioni e 'traffici' con le Major (metaforiche dei suoi ritmi di vita sono le sequenze accelerate, in auto, di attraversamento urbano). Un regista cult, strafatto di varie droghe, si rifiuta di eliminare dal finale del proprio film - in partenza per il festival di Cannes - la morte (gratuita) di un cane, che ha fatto inorridire le proiezioni test in anteprima e, soprattutto, la finanziatrice Catherine Keener. Fanno da contorno alle disavventure del protagonista De Niro, Sean Penn (nel ruolo di se stesso nonchè interprete del film incriminato) e Bruce Willis (idem), che non vuole tagliarsi la barba per recitare in un film. John Turturro, infine, interpreta il ruolo di un agente sconclusionato. Barry Levinson, dopo aver puntato il dito contro la tv con Sesso e potere, si scaglia contro Hollywood. Il regista, con una trama e una regia lucidamente brillanti e nevrotiche, piene di momenti e situazioni surreali, mette in croce il mondo dello spettacolo cinematografico, raccontato attraverso la detection del suo sceneggiatore, che ne ha vissuto le contraddizioni e le assurdità.
Usa 2008- 107’ – di Barry Levinson - con Robert De Niro, Stanley Tucci, John Turturro, Kristen Stewart
Giovedì 12 - ore 16 e 21
Sabato 14 - ore 21.30
Domenica 15 - ore 16 e 21
Generazione 1000 euro Generazione 1000 Euro nasce da un blog, poi trasformato in un romanzo (firmato da Antonio Incorvaia e Alessandro Rimassa, edito da Rizzoli), ora è diventato un film. A tradurre in immagini Generazione 1000 Euro, il 'manuale di sopravvivenza' dei precari italiani del Terzo Millennio, Massimo Venier, già regista dei film di Aldo, Giovanni e Giacomo e di Ale e Franz (Mi fido di te). Venier (con l'aiuto di Federica Pontremoli), pur rispettando la cornice e le regole della commedia classica, sceglie lo stile fresco e veloce dell'instant-movie giovanile (location Milano), giocato su dicotomie e incastri di personaggi e di situazioni.Il proposito, riuscito, è quello di 'attraversare' i temi del disagio esistenziale di una generazione (le incertezze del mondo del lavoro, la fragilità e la conseguente impossibilità di lanciarsi in progetti a lunga scadenza) senza finire nella parodia e nelle sterili lamentazioni/denunce. Curiosa la disquisizione filosofico-matematica fra Kurt Gödel, il teorico dell'incompiutezza delle teorie matematiche, e Werner Karl Heisenberg, il fisico che definì il principio di indeterminazione, che fa da sfondo simbolico ai dilemmi del protagonista, giovane matematico. Felice la presenza di Paolo Villaggio, nel ruolo del professore universitario. Giovedì 19 - ore 16 e 21 Il canto di Paloma Secondo lungometraggio della giovane sceneggiatrice e produttrice peruviana Claudia Llosa Il canto di Paloma (titolo originale: La teta asustada) è un film che riassume "la sfida (...) di penetrare nella carne ferita della storia del suo paese e, insieme, attraverso la cultura e un'attenzione quasi antropologica ad essa, uscirne non con un giudizio ma con un atto poetico di riscatto. Tutto è apparentemente semplicissimo in questa storia non detta (il film ha il grande merito di essere parlato pochissimo), che si affida all'espressività attonita della protagonista, Magaly Sollier, e ad una tecnica di ripresa che non risparmia accentuazioni grottesche, più esplicite di qualunque discorso" (Sara Mamone, drammaturgia.it). Il canto di Paloma è una fiaba sospesa, lucida e incisiva. Narra di Fausta, che vive alla periferia di Lima. La protagonista soffre di una malattia che non ha spiegazione scientifica, il "latte della tristezza", sorta di contaminazione del latte materno a causa della paura delle donne violate (come la madre della protagonista). Quando questa muore la giovane è costretta a misurarsi direttamente con le sue paure e a 'relazionarsi' col mondo. Giovedì 26 - ore 16 e 21
Italia 2008 - 101’ - di Massimo Venier – con Alessandro Tiberi, Valentina Lodovini, Carolina Crescentini, Francesco Mandelli
Sabato 21 - ore 21.30
Domenica 22 - ore 16 e 21
Spagna, Perù 2009 – 94’- di Claudia Llosa - con Magaly Solier, Susi Sánchez, Efraín Solís, Marino Ballón
Sabato 28 - ore 21.30
Domenica 29 - ore 21
Teatro
Amleto avvisato mezzo salvato
(Commedia con fantasma)
Venerdì 20 Novembre 2009 - ore 21.15
Produzione FILARMONICA CLOWN
di Giampiero Pizzol, Renato Sarti & Filarmonica Clown
con Valerio Bongiorno, Piero Lenardon e Carlo Rossi
regia di Renato Sarti
Scene e costumi Raimonda Gentile, Tonino PoppaLa commedia non è un "Amleto", anche se di lui si parla e sparla, piuttosto è dedicata al "povero Yorick", buffone di corte, maestro d'arte comica e burlesca. E insieme a Yorick, i protagonisti sono loro: i Clown che Shakespeare volle becchini al cimitero di Elsinore,
dunque in qualche modo coinvolti nel dramma e custodi della vita, della morte e dell'arte. Ma perché i clown nel camposanto? Cos'era per il Bardo l'arte clownesca e quale il suo rapporto con la famosa lezione di teatro impartita da Amleto ai commedianti? Questo è il problema. Da tal quesito muove quest'opera buffa scritta in versi, sicuramente di taglio comico, ma anche con l'intento archeologico di scavare nel sottosuolo teatrale dell'Autore inglese. Negli scavi viene infatti riesumato il teschio di Yorick e, perché no, anche il suo allegro fantasma. Se appare lo spettro do un re, perché non quello del suo Buffone? Dunque sarà Yorick a capitanare la scalcagnata banda teatrale decisa a sventare la tragedia danese, svelando delitti, scandagliando pensieri e ritraendo anime e corpi di tutti i personaggi. E quale migliore occasione dell'Opera Sveladelitti commissionata dal Pallido Prence a una imprecisata Compagnia di guitti? Così, due clown e un fantasma, macabra e allegra Filarmonica Clown di stampo medievale, in ossa e calzamaglie, con assi e nasi rossi, si gettano a capofitto nell'impresa. Poiché di ardua impresa si tratta.La loro arte, infatti, si gioca su una scommessa: salvare Amleto, o almeno avvertirlo in tempo di ciò che sta per scatenare. Evitare il male, che sia questo il compito dell'arte teatrale? Può il naso del clown toccar nel segno più della lama dell'Attore? Per ora la regia ordina: nessuna parodia, ma solo arte comica pura. Così vuole Yorick, Spirito del Teatro, memore del fatto che una verità imparata da un buffone si ricorda per tutta la vita e oltre.
Il resto è rumore.

Questa favola ci trasporta in un oriente ma ad un est non lontano, quel levante dei nostri confini europei immediatamente affacciato al mediterraneo e con noi comunicante. La comunicazione come base di dialogo, confronto, dialettica caratterizzano la scelta del Teatrino dell'Erba Matta di far dialogarei personaggi coi diaaletti del sud, quelli da noi più conosciuti, un linguaggio a noi vicino, in qualche modo noto. Le variabili geografiche e temporali assumono valore di attenzione, motivazione e gioco su punti di vista culturali sempre presenti dentro ognuno di noi.
Concerto
Le note degli Oscar, omaggio al cinema italiano







