Aprile 2010
Cinema
L'uomo che verràIl regista di Il vento fa il suo giro Giorgio Diritti, già assistente di Olmi (si vede dallo stile) ci 'immerge' nel mondo di una numerosa famiglia contadina che si esprime in dialetto, (come ne L'albero degli zoccoli). Una bambina (cappuccetto rosso nel bosco) scruta e osserva l'orrore quotidiano della guerra tra uomini: ha perso la parola alla morte del fratellino, la ritroverà assistendo un neonato (l'uomo che verrà del titolo). Si arriva all'eccidio, perché siamo sulle colline intorno Marzabotto, nel 1944. Un film intenso e necessario, come i racconti dei nonni.
Il riccioIl film è ispirato a L'eleganza del Riccio di Muriel Barbery e 'trasposto' (con alcune variazioni) per lo schermo dalla esordiente Mona Achache. Ad aiutarla nell'impresa una magnifica Josiane Balasko, splendida nei panni di Renée, la portinaia autodidatta, e la minuta ed occhialuta Garance Le Guillermic, deliziosa nell'interpretare Paloma, la bambina 'esistenzialista'. Attorno a queste due figure femminili, la regista costruisce una commovente favola moderna, in cui tutti noi, chiusi a riccio nelle nostre insicurezze, possiamo in qualche modo specchiarci. Alla fine viene persino voglia di scoprire i film di Jasujiro Ozu.
WelcomeDopo un viaggio terribile, Bilal, curdo iracheno 17enne, arriva a Calais, la porta francese per la Gran Bretagna. Si rivela una porta chiusa. Per raggiungere colei che ama in Inghilterra, il ragazzo prima fallisce il tentativo, poi decide di imparare a nuotare. Incontra in piscina un istruttore frustrato (Vincent Lindon). Appena divorziato, depresso, solitario, resta colpito da quel ragazzo che ha fatto 4.000 chilometri per ritrovare la sua ragazza e ora è bloccato da 30 miglia di onde. Lo ospita, lo protegge, lo allena. All'inizio, forse, vuole solo fare colpo sulla sua ex, ma troverà un figlio. La regia di Philippe Lioret ci regala un film intenso, civile, morale.
Il concertoUn ex direttore d'orchestra fa le pulizie al Bolshoi. Lo aveva epurato Breznev, nel 1980, in seguito al suo rifiuto di cacciare i musicisti ebrei. Un giorno intercetta un fax che viene da Parigi e ha un'idea: raduna gli antichi musicisti e l'armata Brancaleone parte per la Francia, spacciandosi per la vera orchestra. Il film 'mixa': presa in giro dell'ex regime comunista, ironia yiddish, lampi romantici, abbaglianti sguardi della violinista Mélanie Laurent, memorie del gulag, Mozart, Tchaikovsky,... Radu Mihaileanu, il regista di Train de vie, allestisce una partitura frenetica, beffarda, allegramente grottesca ma anche sottilmente malinconica.







